Il primo incontro di “La Biblioteca Immaginaria”, tre appuntamenti per immaginare insieme la biblioteca che verrà.
A quasi cinquant’anni dalla pubblicazione de Il nome della rosa, continuare a parlarne ha ancora almeno due ragioni. La prima è che il romanzo nasce attorno a una biblioteca: senza memoria non esiste immaginazione, e il libro resta una delle sue forme più profonde. Le biblioteche sono quindi spazi di memoria, ma anche di desiderio, futuro e possibilità.
La seconda ragione riguarda il rapporto tra potere e comicità. Il potere diffida del riso perché il riso mette in discussione, rompe gli schemi e genera disordine. Preferisce la serietà e la solennità, non l’ironia che può svelarne le contraddizioni.
In un’epoca in cui la memoria è spesso percepita come un peso, l’ordine dei libri lascia spazio alle ricerche digitali e l’umorismo sembra sempre meno tollerato, a Chiara Valerio è apparso naturale rileggere Il nome della rosa in occasione dell’apertura di una nuova biblioteca: il libro più adatto per riflettere sul nostro tempo.
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