Una stanza spoglia ospita una donna di mezza età.
E’ una madre e parla a un figlio. Parla di un figlio.
Lui ha fatto ciò che non si dovrebbe fare.
Ma l’ha fatto. E non si può tornare indietro. Non si può fermare la mano.
Ma se l’ha fatto un motivo, qualche di motivo, ci sarà: ci deve essere. Ne è sicura.
Lei lo sa. Lei si conosce, è una donna, e sa di cosa possono essere capaci le donne.
Deve cacciare gli incubi che la assalgono la notte. Lei non è d’accordo con quegli incubi.
La madre del mostro è una mamma.
Il mostro è figlio.
Il mostro è figlio suo e il figlio è santo. Sangue del suo sangue carne della sua carne come può essere stato cattivo?
Ci deve essere un errore. Lei scoverà l’errore e lo salverà.
Lei lo difenderà. La sua creatura piccola indifesa è da proteggere. È stato carino, è stato bambino e suo. Fragile e sensibile. Troppo sensibile.
Il figlio e il mostro sono visioni inconciliabili. Una mamma è fatta per amare il figlio. Per difenderlo contro tutti e tutto. E tutte. La madre dubita e dubita. Cerca una magia. L’intruglio dell’amore che va bevuto e mandato giù, come un veleno, come una purificazione.
Prima Assoluta
A pagamento. Necessaria prenotazione.
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